Sovraindebitamento

Sovraindebitamento e Studio Piemonte

La legge 27 gennaio 2012, n. 3, meglio conosciuta come Legge antisuicidi o salva-famiglie, ha previsto alcune procedure con cui il consumatore può cancellare tutti i suoi debiti, cioè esdebitarsi, senza dover pagare per lungo tempo:



Vediamole nel dettaglio.


1. Presupposti

Occorre trovarsi in stato di sovraindebitamento, vale a dire in una “situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente” (art. 6 comma 2 lettera a)).

In altre parole, occorre che vi sia un debito tale per cui che un soggetto non vi possa far fronte con il proprio patrimonio, determinando così uno stato di grossa difficoltà.

Il Legislatore ha utilizzato volutamente una definizione ampia, per ricomprendere il maggior numero di casi: rate di finanziamenti, obbligazioni di varia natura e così via.


2. Soggetti beneficiari

I soggetti che possono beneficiare della legge 3/2012 sono rappresentati dai debitori, siano essi persone fisiche o giuridiche, a cui non si applica la legge fallimentare (r.d. 16 marzo 1942, n. 267).

Per schematizzare:

Studio Piemonte Consumatori, se estranei all’attività imprenditoriale o professionale;
Studio Piemonte Piccoli imprenditori non soggetti al fallimento;
Studio Piemonte Imprenditori agricoli;
Studio Piemonte Lavoratori autonomi;
Studio Piemonte Professionisti;
Studio Piemonte Enti privati non commerciali, quali ad esempio, fondazioni ed associazioni
Studio Piemonte Start up innovative.


3. Chi può redigere il piano di composizione della crisi

Per poter accedere alla procedura, il debitore deve rivolgersi ad un O.C.C. (Organismo Composizione Crisi) con sede nel circondario del Tribunale del luogo ove il medesimo ha la residenza o sede (art. 15 legge 3/2012) o ad un Professionista o da una società di professionisti, in possesso dei requisiti per essere nominato curatore fallimentare (avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti) o da un notaio, nominati dal presidente del tribunale o dal giudice delegato (art. 15 comma 9 legge 3/2012).


4. Procedura di composizione della crisi

1. Accordo con i creditori

2. Piano del consumatore

3. Liquidazione dei beni

4. Esdebitazione


5. Accordo con i creditori

1. Presupposti di ammissibilità e contenuto dell'accordo

Questa procedura può essere richiesta anche per debiti legati all’attività professionale o di impresa e con l'ausilio degli O.C.C. il debitore può proporre un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti.

In questa proposta è possibile prevedere il pagamento parziale dei crediti privilegiati, mentre per i tributi è prevista solo una dilazione.


2. Deposito della proposta, procedimento, accordo ed omologazione

La proposta di accordo si deposita presso il Tribunale del luogo di residenza o sede principale del debitore, unitamente ad una serie di documenti (art. 9 commi 2-3).

Il Tribunale, dopo aver verificato i presupposti:

Studio Piemonte fissa con decreto l'udienza dei creditori (art. 10 comma 1);
Studio Piemonte dispone la pubblicazione con idonea forma della proposta e del decreto (art. 10 comma 2 lett. a));
Studio Piemonte ordina, in caso di cessione o affidamento a terzi di beni immobili o beni mobili registrati (ad esempio, un'autovettura) la trascrizione del decreto a cura dell'O.C.C. (art. 10 comma 2 lett. b));
Studio Piemonte stabilisce che non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive né disposti sequestri conservativi né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore (art. 10 comma 2 lett. c)).

All'udienza il Tribunale, all'esito di alcune verifiche, dispone la revoca del decreto, ordina la cancellazione della trascrizione del medesimo e la cessazione di ogni altra forma di pubblicità disposta (art. 10 comma 3).

Per essere omologata dal Tribunale, la proposta del debitore deve ottenere il consenso dei creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti (art. 11 comma 2).

Se l'accordo è raggiunto, al termine degli adempimenti dell'O.C.C., il Tribunale omologa l'accordo e ne dispone l'immediata pubblicazione (art. 11).

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6. Piano del consumatore.

Questa procedura si rivolge ai Consumatori, che vengono definiti “Debitori persone fisiche che hanno assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta” (art. 6 comma 2 lettera b)).

Si differenzia dall'accordo con i creditori, in quanto non è necessario il consenso dei creditori, ma è sufficiente il parere positivo del Tribunale.

Per quanto attiene al contenuto ed al procedimento di omologazione, sono simili a quelli per l'accordo con i creditori (artt. 8-10), ma all'atto di deposito della proposta in Tribunale, occorre allegare una relazione particolareggiata dell'O.C.C. contenente i dati richiesti dall'art. 9 comma 3-bis.

Ai fini dell'omologazione del Piano del Consumatore, il Tribunale dovrà valutare la fattibilità, la meritevolezza e l'assenza di colpa nell’assumere obbligazioni eccessive rispetto alla capacità di rimborso (art. 12-bis comma 3).

Occorre ricordare che sia l'Accordo con i Creditori sia il Piano del Consumatore è obbligatorio per tutti i creditori e la soddisfazione dei crediti (vale a dire il pagamento dei debiti) può avvenire attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei crediti futuri (art. 8 comma 1).

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7. Liquidazione dei beni del debitore

1. Presupposti per l’avvio della procedura di liquidazione

Si tratta di una procedura alternativa all'Accordo dei Creditori ed al Piano del Consumatore che può essere richiesta dal debitore in stato di Sovraindebitamento e che non ricorrano determinate condizioni (previste dall'art. 7 comma 2)

La procedura di Liquidazione del patrimonio del debitore può essere utilizzata dal consumatore e dalla impresa non soggetta al fallimento, ma non dagli enti privati senza scopo di lucro od enti non commerciali (associazioni, fondazioni e comitati) perché per questi ultimi la legge prevede un’apposita procedura di liquidazione (artt. 11 – 21 Disp. Att. c.c.).


2. Domanda di avvio della procedura di Liquidazione e conversione nella medesima

La domanda di liquidazione si propone al Tribunale del luogo di residenza del debitore (se questo è un consumatore), o di quello della sede principale se il debitore è una impresa non soggetta al fallimento.

Alla domanda occorre allegare specifica documentazione (artt. 9 commi 2-3), nonché inventario dei beni del debitore e relazione particolareggiata dell'O.C.C. (art. 14-ter comma 3).

La domanda di liquidazione è inammissibile se la documentazione presentata non permette di ricostruire compiutamente la situazione economica e patrimoniale del debitore (art. 14-ter comma 5) e vi sono alcuni casi in cui la liquidazione è esclusa (art. 14-ter comma 6).

In casi specifici, il Tribunale dispone la conversione della procedura di composizione della crisi (Accordo con i Creditori e Piano del Consumatore) nella presente, vale a dire nella liquidazione del patrimonio (art. 14-quater).


3. Procedimento

Il Tribunale, dopo aver verificato la presenza dei requisiti richiesti dalle norme, dichiara aperta la procedura di liquidazione ed emana un decreto (art. 14-quinquies comma 1) in cui sono stabilite apposite prescrizioni, tra cui idonee modalità di pubblicità, nonché il blocco delle azioni cautelari ed esecutive (art. 14-quinquies comma 2).

Inoltre, è previsto che la procedura rimanga aperta fino alla completa esecuzione del programma di liquidazione ed, in ogni caso, per i quattro anni successivi al deposito, della domanda da parte del debitore (art. 14-quinquies comma 4).

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8. Esdebitazione

Si tratta di un'ulteriore procedura, prevista dall'art. 14-terdecies legge 3/2012

Viene adottata mediante emissione di un decreto da parte del giudice, che deve essere presentato dall'interessato debitore persona fisica, entro l'anno successivo di chiusura della liquidazione. Devono essere sentiti i creditori non integralmente soddisfatti ed occorre verificare le condizioni di ammissibilità e di possibile esclusione, previsti dai commi 1 e 2 dell'art. 14-terdecies.

All'esito dell'istruttoria viene dichiarata la inesigibilità dei crediti non soddisfatti integralmente.

I Presupposti di ammissibilità sono previsti dall'art. 14-terdecies comma 1:

Studio Piemonte abbia cooperato al regolare ed efficace svolgimento della procedura, fornendo informazioni e documentazione utili, nonché essersi adoperato per il proficuo svolgimento delle operazioni e che non abbia ritardato o contribuito a ritardarne lo svolgimento (lett. a-b));
Studio Piemonte non abbia beneficiato di altra esdebitazione negli otto anni precedenti la domanda e che non sia stato condannato, con sentenza passata in giudicato, per uno dei reati previsti dal successivo art. 16 (lett. c-d));
Studio Piemonte abbia svolto attività' produttiva di reddito adeguata alle proprie competenze o, in ogni caso, abbia cercato un'occupazione e non l'abbia rifiutata senza giustificato motivo e che siano stati soddisfatti, almeno in parte, i creditori precedenti al decreto di apertura della liquidazione (lett. e-f));

I casi di esclusione sono previsti dall'art. 14-terdecies comma 2:

Studio Piemonte quando il sovraindebitamento è imputabile al debitore per un ricorso al credito colposo e sproporzionato rispetto alle sue capacità patrimoniali (lett. a));

Studio Piemonte quando il debitore, nei 5 anni precedenti l'apertura della liquidazione o nel corso della stessa, ha posto in essere atti in frode ai creditori, pagamenti o altri atti dispositivi del proprio patrimonio, ovvero simulazioni di titoli di prelazione, allo scopo di favorire alcuni creditori a danno di altri (lett. b)).

Invece, i casi di non operatività sono previsti dall'art. 14-terdecies comma 3 ed i casi di revoca del provvedimento dal successivo comma 5.

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